Spesso mi trovate a descrivere delle idee di training, multifrequenza, alto profilo atletico, isolamento. Tutti sistemi diversi di creare un allenamento dove l’unico comune denominatore nel quale credo è il TUT, ovvero il tempo sotto tensione. Il TUT è inteso come la durata dell’esecuzione del SET dell’esercizio svolto. Aspetto spesso banalizzato sull’altare del carico alto.
Nel mondo della pesistica il must che ha accompagnato per molti anni l’idea di miglioramento fisico è legata ad utilizzare un carico sempre più esponenziale, che spesso porta ad eseguire poche ripetizioni (sei, otto) spesso anche con tecniche discutibili vista la difficoltà nel controllare correttamente il peso. La gestione di tempi sotto tensione elevati induce un massimo reclutamento di fibre muscolari permettendo all’allieva di avere una sollecitazione ottimale. Indubbiamente ricercare un’attivazione dove andiamo a stimolare tutte le diverse tipologie di fibre è fondamentale per innescare un cambiamento fisico/estetico ottimale.

Un tempo sotto tensione gradualmente più elevato richiede un adeguamento strutturale del soggetto migliorandone la capacità di sopportazione. Questo si traduce in un fisico più resistente in grado di effettuare combinazioni volte a dare anche uno stimolo neurologico importante. Memorizzare ed eseguire correttamente sequenze con carico dove il grande affaticamento consuma velocemente l’ossigeno a disposizione permette una grande attivazione metabolica. Immaginate un lavoro HIIT dove invece che focalizzarvi sullo SCATTO ed il recupero vi focalizzate sul tempo di esecuzione e poi il recupero.
La gestione di tempi sotto tensione elevati richiede gradualmente un miglioramento del soggetto nell’avere un rafforzamento ottimale del CORE ovvero della regione centrale del corpo per gestire perfettamente i movimenti anche quando la fatica comincia a diventare insopportabile.
Indubbiamente un tempo sotto tensione elevato eseguito con i pesi permette di avere un’ottima attivazione metabolica senza mai sforare nell’ambiente lattacido estremamente pericoloso per via di un aumento della ritenzione idrica e della cellulite.

Un corretto equilibrio tra i carboidrati e lo stile di training induce una levigazione della pelle dove andremo a migliorare il tessuto connettivale ed il microcircolo specie in condizioni ottimali, ovvero allieva che beve molta acqua e sceglie un’alimentazione corretta.
Altro grande beneficio di un training con tempi sotto tensione elevati è preservare le articolazioni dell’allieva in quanto mai troppo sotto stress con carichi di difficile gestione, anzi un corretto miglioramento della forza permetterà un miglioramento anche su soggetti patologicamente più delicati.
La corretta escalation del TUT va commisurata alla capacità di sopportazione dell’allieva del training proposto e collegato alla progressiva tolleranza al carboidrato complesso quale ulteriore fonte di densità muscolare.
La contrapposizione netta tra un training TUT ed un lavoro aerobico è palesemente dimostrata dall’incidenza dell’acido lattico che verrebbe inevitabilmente rilasciato nel momento in cui andremo ad abbinare entrambi i lavori.
BUON TRAINING A TUTTI!