Un argomento decisamente d’attualità è quello delle diete drastiche. Spesso un atteggiamento volto a raggiungere un netto progresso fisico porta ad effettuare delle scelte drastiche riducendo le calorie assunte.
Il desiderio di cambiamento viene ricercato attraverso un aumento del volume di training effettuato ed un netto taglio delle calorie dei carbo assunti.
Ridurre i carboidrati porta inevitabilmente ad un cambiamento fisico.

1) sbilanciamento verso un approccio iperproteico
2) eccessivo deficit calorico
3) riduzione calorica troppo lunga nel tempo

Questo atteggiamento ha come risposta fisica
1)aumento dei livelli infiammatori a causa dell’eccesso di proteine asssunte
2) perdita di massa muscolare indotta del deficit eccessivo portando il proprio organismo a ridurre la massa muscolare e difendendo la massa grassa
3) riduzione dell’attività metabolica perdendo capacità di bruciare molte calorie. Incapacità di ottenere risultati nel medio lungo periodo e stallo metabolico.

Le diete drastiche a base di scelte assurde sicuramente porta ad una perdita di peso, ma l’obiettivo non è mai perdere peso ma PERDERE GRASSO. Questo richiede un approccio graduale volto a ridurre la massa grassa nei termini di 500/700 gr a settimana preservando il rischio della riduzione della massa muscolare.
Le diete drastiche hanno anche come caratteristica il rallentamento metabolico portando evitabilmente il soggetto a subire un effetto yo-yo nel momento in cui reintroducendo maggior calorie si espone ad un aumento veloce di peso corporeo che si traduce con un aumento del grasso.

Il percorso graduale con dieta e allenamento ha come scopo la grande attivazione metabolica e la risposta fisica della sola riduzione dell’adipe al fine di ottenere una riformulazione fisica ottimale.

Se una dieta scarsa in calorie viene seguita per molte settimane è inevitabile perdere capacità metabolica ponendo la struttura fisica in uno stato di stress elevatissimo che aumenta anche i livelli di cortisolo esponendo maggiormente all’aumento della ritenzione idrica  e ad un sostanziale aumento della sensazione di stress, difficoltà nel dormire, scarso recupero.

La riduzione della distanza tra la pelle ed i muscoli vi porterà a raggiungere una forma meravigliosa.

Un aspetto spesso trattato nei miei social media è quello legato al progresso del gluteo su una donna over 40 come se il rallentamento metabolico rendesse impossibile il progresso fisico. Indubbiamente la sua struttura fisica vive di cambiamenti importanti dove il consumo calorico giornaliero si riduce e ci si espone all’erosione muscolare. Questa situazione richiede un’attenta gestione del soggetto ricercando delle soluzioni ottimali attraverso dieta e allenamento per progredire.
Il controllo dell’alimentazione riveste un ruolo fondamentale dove eliminare i carboidrati porta inevitabilmente a pericolosi stalli e induce un rallentamento nel processo di attivazione metabolica.
La quota dei Carbo serali permette di avere un ottimo controllo del cortisolo altro fattore che tende ad inibire il miglioramento. L’ormone dello stress va gestito attraverso quote costanti di farro, orzo, quinoa, pasta integrale, avena, riso basmati, ec… al fine di NON rischiare crisi ipoglicemie serali (vedi fame nervosa) ed avere un ottimo bilanciamento.
Nel lavoro specifico con i pesi la corretta gestione del progresso va ricercata attraverso tempi sotto tensione gradualmente più elevati. Un approccio avanzato permette di levigare la pelle e ricercare durezza fisica nel contempo. Ovvio che alla base una corretta cernita dei movimenti da eseguire è propedeutica al risultato da raggiungere. Hip thurst o ponte per i glutei, slanci in quadrupedi, stacchi a gambe semitese, slanci, sono alcuni tra le soluzioni ideali per avere una sollecitazione ottimale e attraverso le tecniche di intensità rendere profondo il reclutamento di fibre muscolari per raggiungere il massimo della condizione.
Quando parliamo di donne over 40 la giusta modulazione del lavoro e la grande attenzione nelle attivazioni muscolari vi garantirà il progresso muscolare.
Indubbio che anche una corretta integrazione può dare dei benefici importanti, ad esempi o500 mg di vitamina C garantiscono un contrasto ai radicali liberi perché ricco di antiossidanti. Anche il coenzima Q10 piuttosto che potassio e magnesio sono delle soluzioni idonee a contrastare stanchezza e difficoltà nel recupero per dare sempre le migliori condizioni atte ad ottenere il risultato.
NON ABBATTERTI, ABBATTILI.
Prendo spunto da una delle mie favolose allieve per parlare di densità sui glutei. Spesso si sottovaluta l’importanza di saper gestire correttamente il connubio tra dieta e allenamento per ottenere il top della condizione. Nello specifico per esaltare la densità del gluteo è fondamentale aumentare gradualmente le quantità dei carboidrati sviluppando correttamente la tolleranza alle quote di zuccheri complessi.
Nel training specifico lavorare con preaffaticamenti sul medio gluteo con slanci in quadrupedia ad esempio è una valida soluzione come precursore e lavorare poi con Tempi sotto tensione con esercizi fondamentali come Ponte per i glutei o stacchi.

Una valida attivazione muscolare richiede dei tempi di lavoro elevati, dove sfruttare le tecniche di intensità riveste un ruolo fondamentale per ottenere una risposta strepitosa.
Aumentare la richiesta di intake calorico del nostro corpo con training sempre più intensi permette di sfruttare al meglio l’aumento delle quote dei carboidrati nella dieta ottenendo quel lieve picco di insulina che induce un aumento localizzato di volume muscolare. 
Quando attivate i glutei ricordatevi sempre che parliamo di un’area muscolare molto grande che quindi richiede continue variazioni nello stimolo allenante cambiando ciclicamente sia gli esercizi che le tecniche cosi da sfruttare le diverse angolazioni delle varianti negli esercizi per lavorare la parte alta del gluteo e l’area esterna
Trovare una corretta ampiezza mette in risalto il punto vita stretto che da la corretta proporzione alla struttura fisica.

Quando andiamo ad eseguire un movimento per i glutei focalizziamoci sulla contrazione muscolare evitando movimenti rapidi, tracciamo la corretta linea di esecuzione cosi da richiedere al nostro corpo il massimo reclutamento di fibre muscolari.
Trovo molto utile lavorare ciclicamente in extra ROM, ovvero ampliare il range of movement cosi da avere una massima angolazione e poi andare a ricercare con la Peak contraction (contrazione isometrica) il punto di massima attivazione.
Le diverse strategie che applicherai ti daranno una forma stellare!


BUON ALLENAMENTO!

L’acqua riveste un ruolo fondamentale nella levigazione della pelle e nel miglioramento estetico di una donna. Un corretto approccio nella gestione del bilancio idrico induce un miglioramento dell’elasticità per ottenere in una fase ipocalorica un netto progresso eliminando ritenzione idrica e cellulite. E’ il momento dove molte donne ricercano attraverso tisane drenanti una soluzione volta a dare un supporto alla microcircolazione. La nostra struttura fisica dovrebbe avere un apporto di circa 2.0 / 2.5 lt di Acqua al giorno con un residuo fisso basso per ottenere un rilascio dei liquidi di deposito. Queste caratteristiche si cronicizzano sulla donna ginoide dove la problematica legata alla ritenzione idrica ed alla cellulite è accentuata dal problema genetico del sistema linfatico.

Esistono molti fitonutrienti che danno beneficio alla circolazione, andiamo ad analizzare i più importanti.

BETULLA

Le foglie di betulla sono utilizzate in fitoterapia per le proprietà diuretiche e depurative, conferite dai flavonoidi, ossidi sesquitepenici, tannini (leucoantocianidine), Vitamina C, acido betulinico, clorogenico e caffeico, resine e olii essenziali.

L’azione depurativa è coadiuvata da quella diuretica. L’incremento di emissione di urina facilita l’eliminazione dell’acqua e delle sostanze in eccesso, accumulate nell’organismo, come il colesterolo e gli acidi urici che provocano reumatismi. Per questo motivo la betulla è impiegata nella cura dell’ipertensione e della ritenzione idrica. L’effetto diuretico agisce anche in maniera preventiva rispetto alla formazione di renella e diventa una sorta di “lavaggio” antisettico nelle affezioni delle vie urinarie, come la cistite

PILOSELLA

La pilosella è principalmente un potente diuretico, che raddoppia il volume dell’urina, e perciò in fitoterapia viene utilizzata nel trattamento degli inestetismi della cellulite, gonfiore alle caviglie, edemi degli arti inferiori, ritenzione idrica specie se conseguente a disordini alimentari o trattamenti farmacologici.

Grazie a quest’azione drenante si favorisce l’eliminazione delle tossine, utile in caso di azotemia alta, iperuricemia e reumatismi. Alla pilosella, infatti, viene riconosciuta anche la capacità di promuovere l’escrezione ed il deflusso della bile (possiede un’azione coleretica e colagoga), che contribuisce alla detossificazione epatica. La pianta è particolarmente utile in presenza di calcolosi urica e contribuisce a depurare il sangue dagli eccessi di un’alimentazione ricca in proteine animali.

TARASSACO

La radice del tarassaco possiede proprietà depurative, in quanto stimola la funzionalità biliare, epatica e renale, cioè attiva gli organi emuntori (fegato reni pelle) adibiti alla trasformazione delle tossine, nella forma più adatta alla loro eliminazione (feci, urina, sudore). I principali componenti del suo fitocomplesso sono alcoli triterpenici (tarasserolo); steroli; vitamine (A,B,C,D); inulina, principi amari (tarassacina), sali minerali che conferiscono alla pianta proprietà amaro-toniche e digestive.

Queste sostanze anche proprietà purificanti, antinfiammatorie e disintossicanti nei confronti del fegato: favoriscono l’eliminazione delle scorie (zuccheri, trigliceridi, colesterolo e acidi urici) rendendo il tarassaco una pianta epatoprotettiva, indicata in caso di insufficienza epatica, itterizia e calcoli biliari.

ORTHOSIPHON

L’ortosifon è una pianta ricca di composti fenolici, soprattutto flavonoidi. Il suo estratto contiene glucoside, ortosifonina, saponina, sapofonina, olio essenziale, olio grasso, acidi organici, limonene, mentolo, borneolo, timolo, un principio diuretico, un alcaloide e potassio.

Ha un’attività di tipo diuretico e depurativo, favorendo l’eliminazione dei liquidi in eccesso attraverso l’attività renale.

Aumenta il volume di urina e l’eliminazione del cloro, dell’acido urico e delle scorie metaboliche azotate. Inoltre raddoppia l’escrezione di sodio e di potassio e diminuisce la ritenzione idrica nei tessuti.

FINOCCHIO

Il finocchio è noto soprattutto per le sue proprietà digestive; ma è amico di tutto l’apparato gastrointestinale. Ha infatti la capacità di evitare la formazione di gas intestinali e contiene anetolo, una sostanza in grado di agire sulle dolorose contrazioni addominali.

Il finocchio ha, inoltre, proprietà depurative, in particolare a carico del fegato e del sangue. Ha, inoltre, potere antinfiammatorio.

È composto principalmente d’acqua; tra i minerali il più presente è il potassio; contiene vitamina A, vitamina C e alcune vitamine del gruppo B. È discretamente ricco di flavonoidi. Apporta pochissime calorie.

Proprio sulla base di questi principi attivi ho creato il mio superdrenante che può dare un supporto efficace a tutte le donne che ricercano un netto progresso estetico riducendo la ritenzione idrica. Lo lancerò venerdì (tra due giorni), è il frutto di tutta l’esperienza maturata negli anni. Come iscritta del blog ti manderò mail per avvisarti!

BUON PROGRESSO A TUTTE!

PENSO SIA DOVEROSO FARE CHIAREZZA….
In questi ultimi periodi ho affrontato diverse volte un argomento importante, quanto sia fondamentale ALLENARSI costantemente per tutte le donne ENDOMORFE ovvero quelle dette con il ‘metabolismo lento’. Troppe volte oggetto di tante campagne volte a far credere che sia possibile RIDURRE GRASSO con la sola dieta, o comunque raggiungere una forma ottimale. L’approccio troppo spesso adottato è quello di ridurre al minimo le calorie, tagliando totalmente i carboidrati e volgendo quindi l’alimentazione verso l’iperproteico. Alzi la mano chi non ci ha provato, alzi la mano chi non ha ripreso tutti i kg persi, spesso trovandosi anche in situazioni peggiori.

Normale che un approccio troppo restrittivo porti ad un rallentamento metabolico che induce una fase di stallo portando l’allieva a non progredire piu. La successiva difficoltà è derivante dal rischio di catabolismo muscolare se viene aumentato il volume del training.

ANALIZZIAMO
La donna endomorfa (quindi che tende ad ingrassare) taglia i carboidrati totalmente, questo induce una mancanza di legame con l’acqua che quindi viene ridotta velocemente dal corpo. L’approccio iperproteico porta velocemente ad un catabolismo fisico indotto anche dall’aumento del cortisolo. Si innesca una perdita di massa MAGRA elevata e POCO grasso corporeo. Il soggetto perde molto peso, MA POCO GRASSO. Il danno che ne deriva è anche un’IMPORTANTE RIDUZIONE del proprio metabolismo basale. Stressata da tale approccio reintroduce i carboidrati con un metabolismo nettamente più lento=risultato acquisisce MOLTO GRASSO E POCHI MUSCOLI.
La gestione di una corretta attivazione muscolare permette di innalzare il metabolismo basale aumentando la tolleranza allo sforzo fisico cosi da permettere alla struttura di acquisire benefici da alimentazioni dove vengono aumentati i Carbo per aumentare il consumo a riposo. La continua variazione calorica darà una leadership alla dieta per attaccare il grasso e migliorare la struttura fisica evidenziando la densità muscolare.
CONCLUSIONE 
Nel periodo di monitoraggio se ipotizziamo un ritorno allo stesso peso, si troverà con MENO MASSA MAGRA e PIÙ MASSA GRASSA!!!

FONDAMENTALE L’ALLENAMENTO
Attiva il metabolismo, induce un consumo calorico nettamente superiore, permette in condizione di LIEVE IPOCALORICA, dove NON VENGONO MAI TAGLIATI I CARBO di indurre il corpo ad attaccare il grasso e difendere la massa magra. Questo comporta un miglioramento metabolico aumentando la capacità del soggetto di BRUCIARE CALORIE, ne consegue l’OTTIMA OPPORTUNITÀ di salire con le calorie e continuare a perdere grasso diversificando le quantità dei carboidrati assunti secondo strategie specifiche volte a creare deficit controllati. Quando salite con carboidrati aumentate i tempi sotto tensione degli esercizi cosi da rendere la vostra muscolatura d’acciaio e raggiungere il massimo della forma fisica. L’intake calorico che aumenta vi darà densità e durezza muscolare arrivando al top!

PER FARLA BREVE
VUOI PERDERE GRASSO?? SOLO GRASSO???
ALIMENTAZIONE SANA, MAI SENZA CARBO, ALLENAMENTO COSTANTE.

Un aspetto importante che viene sottovalutato è quello legato all’attivazione metabolica e di come sia fondamentale consumare carboidrati complessi per migliorare esteticamente la propria struttura fisica. L’approccio più comune è quello legato ad una drastica riduzione delle quote dei carboidrati sbilanciando l’alimentazione verso un approccio iperproteico. Questo deriva sostanzialmente dal legame carboidrato/acqua in quanto eliminare i Carbo porta velocemente ad una riduzione di peso dovuta ad una perdita di liquidi quasi immediata. Il prolungarsi dei giorni del taglio calorico indotto dall’abbassare i Carbo porta poi ad un catabolismo dovuto ad un deficit eccessivo che porta il soggetto a perdere massa muscolare preservando il grasso. Molti credono che aumentando le quote proteiche andremo a contrastare il deficit riequilibrando il numero delle calorie introdotte, ma ovviamente non tutti i macronutrienti sono uguali.

È ormai comprovato che un eccesso di proteine – in particolare quelle di origine animale – accresca i seguenti rischi per la salute. Nei bambini, si sono riscontrati casi di problemi ormonali, specie surrenali, influenzati negativamente da un eccesso di consumo di proteine; il National Healt Institute (USA) ha inoltre collegato un eccessivo consume di proteine a tutta una serie di problemi di salute legati alle infiammazioni intestinali.

Ovviamente il consumo oltremisura di proteine, specie di origine animale, è legato a doppio filo all’obesità e a problemi a lungo termine dati dal sovrappeso.

Il Diabete Journal, in una serie di vari articoli, spiega tutti i collegamenti tra un consumo eccessivo di proteine e l’insorgenza del diabete di tipo 2. L’University of California e la University of Maryland hanno pubblicato i risultati di alcune ricerche secondo le quali tra le conseguenze di un consumo eccessivo di proteine vanno annoverate anche l’osteoporosi e molte forme di artite reumatoide ed altri problem artritici.

Anche l’insorgenza di alcune neoplastie linfatiche, come il linfoma non Hodgkin è stata collegata dalla Università di Harvard ad un eccessivo consumo di proteine di origine animale.

vari studi indicano che un pasto proteico stimola la produzione di cortisolo (Increased salivary cortisol reliably induced by a protein-rich midday meal E. Leigh Gibson et al.). Il livello di cortisolo salivare è stato misurato in individui sani dopo un  pasto ricco di proteine (32%) ed un pasto povero di proteine (5%). L’aumento della secrezione di cortisolo è risultata essere correlata  alla proporzione di proteine del pasto. La misurazione del cortisolo  salivare è una tecnica attendibile in quanto è esente da stress e può essere ripetuta frequentemente. Il risultato di questo e altri studi suggeriscono che più è alto l’apporto di proteine maggiore è la secrezione di cortisolo. Questo può essere spiegato in relazione alla fase di un meccanismo omeostatico in risposta ad un’alta concentrazione di aminoacidi.

Il cambiamento estetico quindi va ricercato trovando delle corrette combinazioni alimentari dove i carboidrati non possono mai mancare per lunghi periodi. L’attivazione metabolica è proprio legata alla strategia costante della variazione calorica per ottenere una risposta ottimale.

Ci sono molte sostanze naturali che agiscono modulando il cortisolo: fosfatidilserina, vitamina C, omega3, rhodiola rosea, ginseng, ginko biloba, teanina, estratto di radice di withania sonnifera, kava-kava, estratto della corteccia di magnolia, tirosina, BCAA e altre.

Viceversa la caffeina e gli altri stimolatori del sistema nervoso centrale aumentano la produzione di cortisolo; anche la curcuma ha un effetto di modulazione del cortisolo aumentandone l’efficacia.

L’obiettivo fisico è quello di trovare un perfetto connubio tra dieta e allenamento per evitare che il training molto intenso con i pesi, aggravando i livelli di stress, vada a creare una condizione infiammatoria eccessiva che porti a peggiorare il soggetto. La gestione del progresso estetico deve modulare i carboidrati serali e in senso generale gli equilibri tra i macronutrienti per contrastare pericolosi elementi come il cortisolo e raccogliere il top della condizione.

UN ABBRACCIO DAL VOSTRO COACH

Affrontiamo insieme l’argomento legato alla ritenzione idrica e di come alimentazioni sbagliate ed acido lattico tendono a peggiorare la situazione.

La stretta correlazione tra alimentazione e training è fondamentale per indurre un progresso ottimale.

La ritenzione idrica non è altro che un accumulo di acqua nello spazio interstiziale tra una cellula e l’altra.

Un’alimentazione ricca di prodotti raffinati (biscotti, crackers, pane bianco, dolci, cornetti, ecc.), zucchero, prodotti preconfezionati e un eccessivo consumo di prodotti di origine animale e/o un’alimentazione iperproteica.

Questo tipo di alimentazione è altamente acidificante e nonostante il nostro corpo sia munito di sistemi “tampone” per contrastare questa acidità, ciò che non viene immediatamente tamponato deve essere prelevato dai tessuti per essere successivamente smaltito. Il nostro sistema linfatico ha il compito di recuperare questi acidi in eccesso, che lo sovraccaricano e affaticano. Normale quindi che la donna ginoide è particolarmente esposta a questa problematica.

Poiché il sistema linfatico dovrebbe occuparsi di portare nutrimento alle cellule e di eliminare le normali sostanze di scarto prodotte all’interno delle stesse, se è sovraccaricato dalle scorie acide questo scambio non può avvenire in modo efficiente e si crea un ristagno di liquidi.

Il sale, o meglio, il sodio, trattiene acqua e, se consumato in eccesso e non contrastato da un sufficiente apporto di potassio, può causare ritenzione idrica.

Non è solo un eccessivo consumo di sale a contribuire ad un eccesso di sodio. Anche un consumo frequente di insaccati e formaggi che necessitano grandi quantità di sale per la conservazione contribuiscono attivamente ad aumentare la quantità di sodio consumata giornalmente. Discorso poi ulteriore per i latticini dove entra in campo anche il profilo basico dell’alimento.

Per non parlare di patatine e snack vari che sono un concentrato di sale e che dovrebbero essere consumate solo in occasioni speciali.

Ovvio che anche il training deve essere mirato, facciamo chiarezza sull’acido lattico altro grande fattore infiammatorio.

L’acido lattico è un prodotto di scarto del metabolismo anaerobico lattacido che si deposita nei tessuti e che viene associato al dolore muscolare (da non confondere con il dolore nei giorni successivi all’allenamento). Il lavoro aerobico rilascia altresì acido lattico ma ovvio che le diverse durate delle due attività in termini di affaticamento inducono un eccesso di rilascio nella corsa, camminata veloce, ecc..

Esso viene smaltito nel giro di 2-3 giorni dall’allenamento ed attraverso il Ciclo di Cori si riconverte in parte in glucosio in parte in altri sottoprodotti.

La “tolleranza” all’acido lattico dipende dal grado di allenamento del soggetto, un’atleta infatti a parità di gesto atletico produce meno acido lattico e lo smaltisce più in fretta. La capacità di smaltirlo è quindi allenabile sottoponendosi a frequenti allenamenti lattacidi. Ovvero gradualmente aumentando i tempi sotto tensione di un lavoro anaerobico.

L’accumulo avviene quando la capacità “tampone” dell’organismo attraverso i bicarbonati è inferiore rispetto al tasso di produzione.

Per questo correre tutti i giorni o allenarsi con i pesi tutti i giorni è un’attività errata se poi il mio obiettivo è eliminare la ritenzione idrica.

In riferimento all’esercizio aerobico, alcuni consigliano di camminare ma non di correre. Questo perché, teoricamente, ripetuti impatti col terreno causati dall’azione di corsa potrebbero impedire il corretto ritorno venoso e causare delle micro-lacerazioni alle membrane delle cellule adipose; a lungo andare, ciò peggiorerebbe la situazione. Cyclette e spin bike (per lo spinning) invece, andrebbero evitati perché, comprimendo le grosse vene profonde delle gambe, potrebbero peggiorare la circolazione.

E’ indubbio che un’attività di endurance ovvero uno sforzo prolungato nel tempo facilità la formazione di acido lattico rispetto ad un training anaerobico dove gradualmente andremo ad aumentare i tempi sotto tensione. Sicuramente l’attivazione muscolare diversa induce una risposta fisica ottimale nei confronti del lavoro con i pesi in quanto essi permettono il mantenimento della massa muscolare di fronte ad una dieta ipocalorica.

BUONA GIORNATA A TUTTI!

Benvenuta nella nuova edizione del blog di questa settimana. Affrontiamo insieme l’argomento dello stallo metabolico. Gli studi evidenziano come il rischio dello stallo avvenga circa dopo sei mesi di approccio ipocalorico, direi una conclusione decisamente poco soggettivo sulla singola persona. Indubbiamente la condizione di rallentamento è focalizzato sul soggetto endomorfo ovvero su colei che sensibile all’insulina facilmente tende a prendere peso inteso sia come massa magra che come massa grassa. L’approccio classico nel campo nutrizionale è quello di valutare il metabolismo basale, valutare il consumo calorico delle attività giornaliere, per arrivare a determinare il TDEE ovvero il consumo totale giornaliero.

Aspetto sicuramente importante per avere una corretta scelta da fare, indubbiamente però il taglio calorico è sempre e solo rivolto alla riduzione dei carboidrati per ridurre i livelli di energia e quindi permettere al soggetto di ridurre la massa grassa per compensazione. Questo processo avviene solo in presenza di un training anaerobico che induce un mantenimento della massa muscolare focalizzando il deficit sul solo grasso di deposito.

Dallo studio scientifico “persistent metabolic adaptation 6 years after the biggest loser competition” diretto da Erin Fothergill, si è messo in luce l’esistenza di una risposta fisiologica nota come “adattamento metabolico” (il corpo si abitua al basso introito alimentare) che causerebbe non solo lo stazionamento dopo un primo periodo del dimagrimento, ma addirittura, una rapida ripresa dei chili persi e valore metabolico che in alcuni soggetti si e’ visto permanere basso dopo 6 anni dal termine della dieta ipocalorica.
Quando ci si sottopone a diete troppo rigide e restrittive il corpo percepisce il diminuito introito di cibo come un “periodo di carestia” e cerca di contrastarlo in diversi modi come il risparmio calorico (quindi la diminuzione della spesa energetica),e l’aumento del senso di fame che in ultima analisi si traducono, in breve tempo, nel recupero del grasso perso e peggiore capacita’ metabolica.

La perdita di peso iniziale in una dieta ipocalorica è accompagnata da un rallentamento metabolismo basale (metabolismo dell’organismo a riposo) . Con la fine del programma dietetico e l’aumento dell’introito di cibo ,il metabolismo dovrebbe aumentare e ritornare ai valori precedenti la dieta.
Da questo studio è invece emerso che il consumo calorico risultava bloccato a valori simili a quelli del periodo di dieta, essendo però aumentato l’introito di cibo ,e quindi calorico ,si è avuto un rapido aumento di peso dei soggetti in esame.

L’adattamento metabolico che avviene quando ci si sottopone a diete troppo rigide e restrittive, porta a lungo termine al rallentamento del metabolismo basale ed aumento del senso di fame, che in ultima analisi si traducono in: peggioramento della capacita’ metabolica e della prestazione, aumento del senso di fame ed infine recupero del grasso perso. L’adattamento metabolico è quella situazione da scongiurare in ogni modo, gestendo delle continue variazioni caloriche delle quantità dei carboidrati assunti al fine di ottenere una costante diversificazione delle calorie ingerite. Questo permette al nostro corpo di spingere costantemente per lassi di tempo ridotti le calorie verso l’alto e quindi ricercare una continua attivazione metabolica che avviene su soggetti che allenandosi costantemente con i pesi e tempi sotto tensione elevati richiedono al proprio organismo un intake calorico sempre piu elevato.

BUON ALLENAMENTO A TUTTI!
La struttura fisica delle gambe di una donna richiede un approccio specifico per raggiungere armonia e tonicità. Spesso allenamenti incentrati su un’attivazione sui quadricipiti con molti squat classici, affondi frontali, leg extension porta a perdere notevolmente armonia sbilanciando la risposta muscolare sull’area anteriore e quindi creando quel falso mito che porta molte a credere che la palestra rende le gambe grosse.

Ecco che quindi si persegue un obiettivo volto a rendere le gambe snelle con la corsa che invece inevitabilmente sfocia per aumentare la ritenzione idrica a causa dei livelli di acido lattico che vengono raggiunti che peggiorano la micro circolazione venosa. Indubbiamente la strada corretta è quella di lavorare in maniera mirata con i pesi ricercando una continua attivazione dell’area dei femorali con esercizi come affondi posteriori, stacchi, slanci in piedi, good morning tanto per citarne alcuni.

La ricerca della corretta proporzione dei muscoli è fondamentale per avere gambe snelle e slanciate ma indubbiamente la fase di perdita di grasso non dipende dal training. Per ridurre il grasso sulle gambe dovete seguire una corretta alimentazione ricercando delle continue variazioni caloriche per indurre un dimagrimento.


Sicuramente avete molti alleati per la microcircolazione, il mirtillo nero ad esempio rafforza le pareti venose, finocchio, tarassaco, betulla, migliorano il drenaggio fisico (fitonutrienti che ritrovate in molti drenanti in commercio), melograno altra ottima soluzione. Abbinare delle corrette scelte nell’alimentazione e nel training inducono poi un progresso graduale che mette in risalto il lavoro che svolgete nel vostro allenamento ma attente sempre a non esagerare. Allenare troppo spesso le gambe o fare molto cardio abbinato ai pesi vi porterà gradualmente ad un over training che sfocerà in una perdita di massa magra ed un aumento dei livelli infiammatori. Ora che arriva la bella stagione sicuramente trovare delle corrette soluzioni con training anaerobici vi permetterà di lavorare sotto soglia lattacida e raccogliere una forma dura e compatta.
 
BUON ALLENAMENTO
#distantimauniti
Spesso sto ricevendo domande su come gestire le quote dei carboidrati visto il periodo di quarantena in casa. Lo stress per giornate obbligati a passare in casa ci può portare a perdere il focus sulla dieta cedendo a degli sgarri anche minimi che ci portano ad assumere quantitativi calorici immotivati. La fame nervosa, la mancanza delle nostre routine rendono le giornate lunghe e complesse, aspetto che può far perdere la corretta alimentazione durante i pasti. L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale nel cambiamento fisico estetico quindi dobbiamo cercare di pianificare correttamente i pasti ed evitare di cedere a tentazioni, molte donne mi stanno chiedendo se è giusto eliminare i carboidrati in questi giorni visto che effettuano meno movimento, la risposta è NO.

Questo perché tenderemo a volgere la nostra alimentazione verso l’iperproteico con conseguente aumento dei livelli infiammatori e quindi della ritenzione idrica e della cellulite. Aver paura dei carboidrati porta inevitabilmente anche a rallentare il nostro metabolismo in quanto assumendo pochi zuccheri la nostra risposta fisica sarà quella di consumare sempre minor calorie a riposo.

Indubbiamente la ciclizzazione dei carboidrati sfruttando al meglio le strategie realizzate ci permetterà di mantenere una corretta densità muscolare specie perché accompagnata da un training mirato. I deficit indotti dalle rotazioni dei carboidrati andranno a lavorare per ridurre il grasso corporeo e migliorare la nostra struttura estetica.

La funzione del carboidrato complesso è anche quella di fare antagonismo al cortisolo mettendoci nelle migliori condizioni possibili per poter migliorare. Carboidrati complessi equivale a dire farro, quinoa, miglio, amaranto, pasta integrale, segale, avena, basmati, insomma tutte fonti dove la quota dei zuccheri semplici è molto ridotta.

Questo permette un perfetto controllo dei livelli di insulina nel sangue evitando dei picchi calorici che ci fanno ingrassare e dando una corretta distribuzione dell’energia. Andremo ad attivare il nostro metabolismo e raccoglieremo con le strategie i progressi che abbiamo sempre voluto. Eliminare i carbo equivale ad inibire il nostro corpo ad ottenere un progresso. L’obiettivo resta sempre quello di perdere grasso e mantenere i muscoli esaltandone la durezza.

Il legame tra il carboidrato e l’acqua permette di ottenere quella grande densità muscolare che accompagna un fisico tonico e snello.

DIAMOCI DENTRO #iorestoacasa